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Nel 2021 una mini-ripresa trainata dall’export: cosa racconta l’ultimo bollettino di Banca d’Italia
21 Gen, 2021

In primavera tornerà la crescita ma bisognerà attendere il 2023 per rivedere i livelli precedenti la pandemia. È questa una della previsioni contenute nel primo bollettino economico del 2020 curato da Banca d’Italia, pubblicato nei giorni scorsi. Palazzo Koch precisa su quale ipotesi si basa lo scenario macroeconomico preso in considerazione: domanda estera ponderata per i mercati di destinazione in crescita del 6,9% nel 2021, rafforzamento dell’euro in area 1,23 dollari, prezzo del Brent a 52 dollari, tasso Euribor trimestrale stabile a -0,5%, tasso di interesse dei Btp a 0,7% e spinta propulsiva dei fondi europei della Next generation Eu. Ebbene, con questi presupposti Banca d’Italia prevede che nel 2021 il Pil crescerà del 3,5%, quindi del 3,8% nel 2022 e del 2,3% nel 2023. Sebbene venga previsto un aumento degli investimenti, anche grazie alle politiche attualmente anticicliche portate avanti dalla Commissione europea, la componente principale della ripresa italiana dovrebbe restare ancora una volta in capo alle esportazioni, ovvero la domanda estera. Banca d’Italia vede un +9,8% nel 2021 dopo un drammatico -14,9% del 2020, voce che porterà in dote alla crescita del Pil circa 3 punti percentuali. Più contenuto l’apporto dei consumi delle famiglie e degli investimenti fissi lordi, secondo le simulazioni tendenti principalmente ad un +2% ciascuno (a portare la crescita del Pil a +3,5% sono le importazioni, componente negativa nella formula, con quasi 3 punti e la variazione negativa delle scorte).

“Per il triennio 2021-23 lo scenario macroeconomico prefigura una ripresa dei consumi significativa, ma meno accentuata rispetto a quella del PIL, con un riassorbimento solo graduale del forte aumento osservato della propensione al risparmio, riconducibile anche a motivi precauzionali. I consumi salirebbero poco più del 3 per cento nella media di quest’anno e del prossimo, per rallentare nel 2023”, dice la nota. Il tema dei consumi non è da sottovalutare. Il 2020 ha infatti rappresentato un vero e proprio shock nella gestione del portafoglio da parte dei cittadini italiani. Il tasso di risparmio è passato dall’8% del 2019 a quasi il 14% (sfiorando il 20% durante il primo confinamento). Risparmio che ovviamente non è dovuto ad un incremento delle disponibilità reali dei consumatori, ma di un atteggiamento precauzionale di fronte alle aspettative. Secondo un sondaggio condotto da Banca d’Italia oltre il 30% degli italiani a novembre 2020 prevedeva un “netto peggioramento” delle condizioni economiche, con conseguente ripresa dei consumi significativa ma dal “riassorbimento solo graduale del forte aumento osservato dalla propensione al risparmio”.

La proiezione del Pil proposta da Banca d’Italia vede il Pil italiano tornare ai livelli del 2019 solo a 2023 inoltrato se e solo se la crescita rispetterà le stime dell’istituto. La crisi economica del 2020 non potrà non lasciare il segno nel medio termine. A testimoniarlo è anche il tasso di disoccupazione, stimato al 10,5% nel 2021, quindi al 10% nel 2022 e al 9,5% solo nel 2023.

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