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Ad agosto l’inflazione torna ai massimi dal 2013 spinta dai prezzi dell’energia
1 Set, 2021

I beni energetici continuano a trainare l’indice dei prezzi al consumo, portando il tasso di inflazione al livello più alto da gennaio 2013 e ponendo interrogativi sulle prospettive dei mesi autunnali. Con il suo ultimo aggiornamento Istat ha reso noto che nel mese di agosto 2021 il tasso di inflazione è salito dello 0,5% rispetto a luglio e del 2,1% su agosto 2020. Il dato tendenziale ha registrato una nuova accelerazione rispetto a luglio, quando il confronto con l’anno 2020 si “fermava” a +1,9%. L’aumento dell’indice dei prezzi al consumo è un fenomeno che sta colpendo comunque tutta l’Eurozona che, sempre per il mese di luglio, ha toccato in media il 3% rispetto al 2020 (con tassi più alti nell’Europa del nord).

L’impennata dell’inflazione, perlomeno in Italia, resta però un fenomeno dai numeri contrastanti. Basta infatti eliminare dal paniere i beni energetici per scendere a +0,6%. L’inflazione “di fondo”, quella più strettamente legata al ciclo economico del Paese, continua infatti ad essere contenuta sebbene sia da segnalare un suo incremento rispetto al mese di luglio, quando questo indicatore si era fermato a +0,4%. È quindi della questione energia che bisogna parlare, in quanto più che mai motrice dell’andamento dei prezzi che sta caratterizzando le statistiche da diversi mesi a questa parte. Secondo Istat i prezzi dei beni energetici hanno registrato ad agosto una ulteriore accelerazione rispetto a luglio, passando da +18,6% a +19,8%. Continua a palesarsi una evidente dicotomia tra i prezzi dei beni energetici regolamentati e non regolamentati. Nel primo caso i prezzi risultano in salita del 12,8% su agosto 2020 mentre nella seconda addirittura del 34,4%, battendo il +34,2% di luglio che già di per sé costituiva un record rispetto alle serie storiche inaugurate a metà degli anni ’90. “Ad agosto, secondo le stime preliminari, l’inflazione continua ad accelerare, portandosi a un livello che non si registrava da gennaio 2013 (quando fu +2,2%), a causa per lo più dei prezzi dei Beni energetici che continuano a registrare una crescita molto ampia sia per la componente regolamentata sia per quella non regolamentata”, commenta Istat.

A differenza del mese di luglio un’altra voce ha però impresso una accelerazione nell’indice dei prezzi al consumo. Si tratta degli alimentari. Per quanto riguarda gli alimentari lavorati il prezzo sarebbe passato da un +0,2% di luglio ad un +0,8% di agosto. Più ampia è la variazione degli alimentari non lavorati, passati da -0,2% di luglio a +0,8% di agosto. “Pur aumentando su base annua a un tasso inferiore al punto percentuale, accelerano però anche i prezzi dei Beni alimentari sia lavorati sia non lavorati, determinando così il ritorno alla crescita dei prezzi del cosiddetto carrello della spesa (non accadeva da febbraio 2021)”, scrive Istat nella sua nota.

Le altre voci chiave nell’aumento tendenziale dei prezzi, come riportato in Figura 2 della pubblicazione Istat, sono “abitazione, acqua, elettricità e combustibili” con +9,6% (che in parte racchiude la sopracitata categoria dei beni energetici), i trasporti con +5,3% e i servizi ricettivi e di ristorazione con +2,3%. Oltre alla questione energetica “L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto da una parte a fattori stagionali che influenzano la crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,8%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,7%)”, spiega Istat.

Non bisogna inoltre dimenticare come il confronto tendenziale dei prezzi tra agosto 2021 e 2020 risenta fortemente di una crisi economica che l’anno scorso aveva portato la variazione dell’indice in territorio negativo, replicando una deflazione che non si registrava dal 2016. Con il passare dei mesi questa componente andrà via via perdendo di rilevanza, permettendo di comprendere con maggior contezza l’andamento dei prezzi. In altre parole è bene tenere in conto nelle proprie riflessioni e valutazioni l’eccezionalità dei dati registrati a metà del 2020 (con lockdown e prima ondata della pandemia), con cui i dati tendenziali del 2021 vengono calcolati.

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